Se non possiamo sbagliare mai

Scappo, resto, fuggo, torno…chi lo sa? Ogni tanto ho come la sensazione che niente mi trattenga, che le cose brutte si diano un cosmico appuntamento sulla soglia della mia sopportazione e che, come impazienti e canticchianti soggetti da Halloween party, attendano sul pianerottolo pronti ad esplodere in un liberatorio «sorpresa!».

E chi glielo spiega che già il mio mood fresco-Autunno non era dei migliori? Che già esistevano tanti buoni motivi per alzare le difese, erigere barriere ed aggiungere un copriletto in più sul giaciglio della mia scarsa tolleranza?

Lettere di colore verdastro - come i capelli della tizia della stella Uru, affollano la mia cassetta della posta e vengo pervaso dalla fulminea tentazione di dar loro fuoco, come si fa quando hai una casa col caminetto e ti rompi le scatole ad andare in cucina a gettare i rifiuti nell’indifferenziata. Si, vorrei tanto farne un cumulo di maceriette insulse, quelle che lasciano come residuo solo una macchia, un volgare ed inutile segno di sudicio, un timido alone di sporco..sarà un alone strano questo qua, che brucia fuori, dentro, qua e là..uno sguardo solamente e la fiamma è accesa già..puff! Il problema è che io il focolare domestico in salotto non ce l’ho.

Ah, santo di un cielo photoshoppato, com’è difficile stare, al mo-o-o-ndo!

A chi non piacerebbe scappare, mollare tutto e dedicarsi ad una placida esistenza da eremita sul plateau tibetano, fra muschi, licheni (che innegabilmente mi ricordano – tra l’altro – i libri di terza media), pecore, pecore ed ancora pecore… «Beh» [cit.] Finisco poi per restare, tanto già lo so che poi vincono sempre le buone intenzioni…

Si, perlomeno quando non mi si dipinge in faccia un’espressione meravigliosamente in bilico fra quella di pietra del Leone di Lucerna e la Maddalena penitente di Tommasi.

Ma che vogliamo farci, evidentemente nel mio destino pace non ce n’è..e forse nessuno al mondo è matto come me..e così, quando e SE qualcuno vuole sapere davvero come mi sono fatto le cicatrici che porto dentro, io torno a osservare lo specchio, cercando di capire quale calzante aggettivo affibbiare a quel sorriso strano, quasi isterico, eccentrico, carismatico, astuto, brillante, ambizioso, pittoresco, perfido, sadico, crudele, egocentrico, imprevedibile ed intrattabile che vedo riflesso..

..lo stesso sorriso con il quale, di tanto in tanto, quel mio amico col viso pasticciato mi suggerisce..«se proprio devo avere un passato, preferisco avere più opzioni possibili».

[risate]

E ridiamo, su..che allenare ogni tanto quella dozzina di muscoli in viso è salvìfico. Inutile star giù di morale…tanto, come si dice a volte al Mercato Ittico, non abbiamo scampo. Siamo tutti costantemente ed inevitabilmente vittime del severo (ma tuttavia splendidamente superficiale) giudizio altrui. Sta a noi comprendere se sia così necessario dargli peso o meno..ma d’altronde fama di loro il mondo esser non lassa, dice il Canto Terzo..e noi, da bravi, gli diamo ascolto. Guardiamo e passiamo, permeati da una violentissima grandinata di fiducia.

È troppo facile crogiolarsi nell’appagante desiderio di voler essere rapiti da un’aliena sexy e deficiente..no, no…qui la faccenda è piuttosto seria. Occorre essere lucidamente squilibrati, oltre ogni più rosea aspettativa: raccogliere fotogrammi, griffe, pellicole e obiettivi per la messa a fuoco..per poi proiettarsi verso pensieri esclusivamente contraddittori, come la birra media, le bollette, le repliche di Ritorno al futuro, il lavandino che gocciola, la pizza al tartufo, la congiuntivite, il divano, gli insetti notturni, le backing vocals dei Six Degrees, l’agenzia delle entrate, i fusilli integrali, le tasche vuote, i saldi fino al sedici ottobre… e [se volete un indirizzo giusto, eccolo:] Via Dicendo.

Allegria, Lù, esiste una speranza per tutti. D’altronde anche un mediocre come Ataru Moroboshi godeva più volte al giorno della vista di un bikini tigrato.

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