L’abbandono

L’autostrada alle prime ore del mattino era ancora deserta. Zampa di Velluto era ancora mezzo addormentato, quando si accorse, dal rumore degli ammortizzatori, che si trovava su un’automobile. Lì per lì non fece caso più di tanto alla situazione, gli era capitato tante volte di trovarsi catapultato dentro il suo trasportino, in partenza per un viaggio, per una breve gita fuori porta, per un weekend all’insegna dell’emozione e della spensieratezza. Non aveva la minima idea di cosa in realtà stesse succedendo, del motivo per cui non si era risvegliato al fresco della sua cuccia e confortato dal rumore del respiro al quale era riuscito a sincronizzare i battiti del suo cuore. Neanche il motore si era fermato, era rimasto acceso, diminuendo sensibilmente il numero dei suoi giri, forse per distrarlo, forse per farlo illudere di essere ancora in marcia…e invece no, il mezzo era fermo, inerte su quell’asfalto tiepido ed umido. Un leggero ondeggiare scosse il suo stato di torpore, poi un clic, come se qualcuno avesse aperto la gabbietta, come a dire “vieni fuori..siamo arrivati, sgranchisci le zampe..”. Gli bastarono pochi istanti per realizzare quale fosse la verità. Il sordo rumore, prima dei passi su quella superficie ruvida..poi dello sportello che si chiudeva, scrisse la parola fine sui sospetti di Zampa di Velluto. Il motore che ripartiva con decisione e fragore lo fece piombare in uno stato di consapevolezza terribile e allo stesso tempo lucida nel suo orrore. Era stato lasciato lì. Senza un motivo, senza una ragione, senza scrupolo, senza una spiegazione, senza cibo, senza acqua, senza cassettina dei bisogni. Abbandonato e basta. Abbandonato come non aveva mai immaginato, nemmeno nel peggiore dei suoi incubi. Abbandonato come un oggetto…senza valore, senza anima, senza vita. Mestamente chinò il capo, osservando i cuscinetti sotto le sue zampe, poi chiuse gli occhi, inumiditi da ciascuna delle domande che continuava a porsi, incredulo, ferito, spaventato. Mosse solo pochi passi prima di accovacciarsi poco distante dal ciglio, osservando il modo strano in cui il vento accarezzava i fiori che crescevano spontaneamente sul bordo della strada. Un silenzio innaturale si impadronì di ogni cosa intorno a sè. Unica eccezione il flebile suono proveniente dal centro del suo petto. Guardò in alto verso il cielo, poi chiuse gli occhi, nel tentativo di sperare che tutto fosse solo un brutto sogno. Quando li riaprì era già notte, anche il tempo si era dimenticato di lui. Giaceva immobile dentro questo quadro dai colori tenui e sfumati. Abbandonato al suo destino. Abbandonato come un oggetto…senza valore, senza anima, senza vita.

One thought on “L’abbandono

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>