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	<title>&#124;_ &#187; pianto</title>
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	<description>Esatto, a quanto pare sei perspicace: il menu si apre cliccando sulle 3 striscette lì in alto a destra. Sarai contento di sapere che il tuo raziocinio lavora di pari passo con il tuo istinto.</description>
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		<title>L&#8217;abbandono</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Aug 2013 09:19:18 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">L&#8217;autostrada alle prime ore del mattino era ancora deserta. Zampa di Velluto era ancora mezzo addormentato, quando si accorse, dal rumore degli ammortizzatori, che si trovava su un&#8217;automobile. Lì per lì non fece caso più di tanto alla situazione, gli era capitato tante volte di trovarsi catapultato dentro il suo trasportino, in partenza per un viaggio, per una breve gita fuori porta, per un weekend all&#8217;insegna dell&#8217;emozione e della spensieratezza. Non aveva la minima idea di cosa in realtà stesse succedendo, del motivo per cui non si era risvegliato al fresco della sua cuccia e confortato dal rumore del respiro al quale era riuscito a sincronizzare i battiti del suo cuore. Neanche il motore si era fermato, era rimasto acceso, diminuendo sensibilmente il numero dei suoi giri, forse per distrarlo, forse per farlo illudere di essere ancora in marcia…e invece no, il mezzo era fermo, inerte su quell&#8217;asfalto tiepido ed umido. Un leggero ondeggiare scosse il suo stato di torpore, poi un clic, come se qualcuno avesse aperto la gabbietta, come a dire &#8220;vieni fuori..siamo arrivati, sgranchisci le zampe..&#8221;. Gli bastarono pochi istanti per realizzare quale fosse la verità. Il sordo rumore, prima dei passi su quella superficie ruvida..poi dello sportello che si chiudeva, scrisse la parola fine sui sospetti di Zampa di Velluto. Il motore che ripartiva con decisione e fragore lo fece piombare in uno stato di consapevolezza terribile e allo stesso tempo lucida nel suo orrore. Era stato lasciato lì. Senza un motivo, senza una ragione, senza scrupolo, senza una spiegazione, senza cibo, senza acqua, senza cassettina dei bisogni. Abbandonato e basta. Abbandonato come non aveva mai immaginato, nemmeno nel peggiore dei suoi incubi. Abbandonato come un oggetto…senza valore, senza anima, senza vita. Mestamente chinò il capo, osservando i cuscinetti sotto le sue zampe, poi chiuse gli occhi, inumiditi da ciascuna delle domande che continuava a porsi, incredulo, ferito, spaventato. Mosse solo pochi passi prima di accovacciarsi poco distante dal ciglio, osservando il modo strano in cui il vento accarezzava i fiori che crescevano spontaneamente sul bordo della strada. Un silenzio innaturale si impadronì di ogni cosa intorno a sè. Unica eccezione il flebile suono proveniente dal centro del suo petto. Guardò in alto verso il cielo, poi chiuse gli occhi, nel tentativo di sperare che tutto fosse solo un brutto sogno. Quando li riaprì era già notte, anche il tempo si era dimenticato di lui. Giaceva immobile dentro questo quadro dai colori tenui e sfumati. Abbandonato al suo destino. Abbandonato come un oggetto…senza valore, senza anima, senza vita.</div>
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		<title>My remedy, my clarity. EoT.</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 05:49:27 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">Ore 20:30. Meno di 3 ore al black-out. E&#8217; misterioso come tra gli Spurs e i Miami Heat ogni partita faccia storia a sè. Se non altro ci guadagna lo spettacolo, il problema è che la mia testa era<strong> altrove</strong> e così non mi piace godermi i programmi televisivi. E&#8217; come quando ho voglia di guardare un film nella più assoLùta tranquillità, ascoltare ed assimilare <strong>ogni singola battuta</strong> e invece non posso, per un motivo o per un altro. Ore 21:30. Meno di 2 ore al black-out. Leggo e rileggo quelle parole. Alcune le capisco, altre meno. Cinquanta e cinquanta? Sessanta e Quaranta? Boh. Certe volte mi chiedo soltanto se sia un mio difetto di interpretazione oppure se questa <strong>caustica attitudine</strong> venga posta innanzi ai miei occhi per farmi riflettere su qualcosa che evidentemente non cattura abbastanza la mia attenzione. Fatto sta che io <strong>il rimedio</strong> lo conosco. Lo conosco da sempre. E non è affatto una mera sensazione, è una consapevolezza. Prendo appunti&#8230;mi perdo, come al solito, in quell&#8217;<strong>oceano di benessere</strong> dell&#8217;Anima che vola trascinata dall&#8217;unico pensiero in grado di farla volare. Ore 22:30. Meno di 1 ora al black-out. Ritornano in mente quelle parole. Pronti, su&#8230;via. Di nuovo ogni ragione e sentimento come angeli e demoni a contendersi la <strong>dimora</strong> di quelle pulsazioni. A volte invece faccio come Scarlett O&#8217;Hara, suggerisco semplicemente a me stesso di non <strong>arrovellare il mio cervello</strong> con riflessioni troppo contorte e dispendiose e lascio perdere, assimilando il concetto del &#8220;ci penserò domani&#8221;. Non fa parte della mia filosofia, lo so, ma talvolta è il male minore. La musica degli Slayer sparata nei timpani per tutto il pomeriggio mi ha aiutato a non stressarmi oltremodo. Curioso, eh? Tom Araya &amp; Company che vengono utilizzati come <strong>calmante</strong>. Inedito, direi…ma va bene così. O per lo meno&#8230;andava bene così. Il <strong>buio</strong> si avvicina. Ho ancora quella sensazione. Vorrei soltanto riuscire ad esprimerla nel modo <strong>più semplice</strong> possibile, nel modo <strong>più concreto</strong> possibile, nel modo <strong>più pratico</strong>, nel modo più diretto, nel modo più risolutivo, nel modo più sincero possibile. Non sono confuso, anzi…tutt&#8217;altro: è tutto <strong>molto chiaro. </strong>Ed esattamente nell&#8217;istante in cui ogni cosa appare limpida, nel momento in cui i miei occhi si inumidiscono nella gioia della comprensione&#8230;arrivano ancora una volta le tenebre, ad <strong>avvolgermi</strong> con la loro cinica oscurità. Sono le 23 e qualcosa&#8230;perchè sono declive sul <strong>pavimento</strong> della stanza da letto? Black-out. Fine delle trasmissioni.</div>
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		<title>&#8230;&#8217;cause everything is Energy</title>
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		<pubDate>Tue, 28 May 2013 06:47:21 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">Si può avvertire il pericolo soltanto se si sbaglia a valutarne l&#8217;effetto. Paradosso? Controllo? Da piccolo uno dei primi giochi che mi regalarono era il <strong>Piccolo Chimico</strong>. Non ho di certo bisogno di illusioni, ma di verità. Una verità, ad esempio, è che la forza di un legame chimico è direttamente proporzionale al suo contenuto energetico. Il vero benessere risiede nell&#8217;anima, ed è esattamente da lì che sgorgano tutte le sensazioni piacevoli che ti trascinano in un vortice di <strong>emozione pura</strong>. Pura. Non tagliata male, confezionata peggio e smerciata a basso costo da pusher di indefinito valore, ma pura. Senza passaggi da filiera e tantomeno filtri. Ogni ingiustizia è evitabile, quando sai per certo che la strada che segui è quella della purezza. Non ha importanza a quel punto che il mondo non se ne accorga. <strong>Il cuore lo sa</strong>. Vede e comprende. Conosce i sintomi, osserva gli effetti, elabora la sua cura. Se innamorarsi è <strong>una droga</strong>, amare allora è una medicina. L&#8217;assuefazione non ha dei risvolti del tutto negativi, anzi. E&#8217; come quando sai [perchè il tuo cuore lo ha deciso] che non hai bisogno di un analista, semplicemente ti alleni 4-5-6 volte la settimana. <strong>Preferibilmente 7</strong>. Non ne puoi fare a meno. La mia droga è tutta nella vita, in tutto ciò che è vita, in tutto ciò che riesco a vedere nella luce, in tutto ciò che riesco ad amare nel buio, in tutta <strong>l&#8217;estasi</strong> di essere consapevole che la mia energia risiede ovunque. Io <strong>sono energia</strong>. Allo stato puro.</div>
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		<title>La frustrazione dei mattoncini Lego</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 05:46:37 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">Quanto è difficile nascondere le tue emozioni a chi ti vuol bene. Inevitabilmente i tuoi occhi mentono..e quando non sono loro a doverti fare da specchio, anche il tuo animo, nero e desensibilizzato dai valori, è permeabile dall&#8217;intuito di chi sa come scavalcare determinate, familiari barriere..ed è un esercizio piuttosto meschino doversi abituare a questo allenamento..a cercare, con ogni mezzo gentile, di mentire a chi ti circonda. Specialmente a chi soffre vedendoti soffrire. Appunto per questo cerco in tutti i modi di poterlo evitare. Non ho mai provato un sentimento simile. Mai nella mia vita. Anche questo mi fa star male..ed aggiungere sofferenza a sofferenza, come mattoncini lego perfettamente incastrati tra di loro, non mi dona, al contrario di come accadeva invece quando ero piccolino, alcuna soddisfazione intrinseca o qualsivoglia senso di completezza..anzi..tutt&#8217;altro. Come vorrei che fossero piccini, numerosi e variopinti..colorati e sgargianti come quello giallo poggiato sulla mia mensola sopra i fornelli. Quello si che è un parallelepipedo sorridente. E quando lo guardo, non posso fare altro che sorridergli di rimando. Non esistono parole che possano esprimere come mi sento. È la prima volta..c&#8217;è sempre una prima volta, anche quando meno te lo aspetti. Anche quando ti godi un tramonto da una prospettiva inedita, ma con una splendida, imparagonabile luce negli occhi. Abbracciare quella luce è un dono, ed io questo non lo dimentico. Mai.</div>
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