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	<title>&#124;_ &#187; caffè</title>
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	<description>Esatto, a quanto pare sei perspicace: il menu si apre cliccando sulle 3 striscette lì in alto a destra. Sarai contento di sapere che il tuo raziocinio lavora di pari passo con il tuo istinto.</description>
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		<title>I DOZZINANTI UPSTAIRS</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Sep 2016 10:03:48 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Siamo rimasti in <em>tre</em>: io e la luce fievole della mia camera da letto. Il suono <strong>indistinto</strong> dei buoni intendimenti e i <strong>ricordi</strong> di qualche settimana fa, come se il <em>tempo</em> corresse veloce, poi si fermasse, poi scandisse il suo incedere in maniera lentissima, imperniato su <strong>immagini felici</strong> che si arrampicano sull’albero della mia esistenza, evitando coscienziosamente i rami più deboli e stagliandosi all’<em>orizzonte</em> contro un <strong>cielo</strong> che ne esalta i contorni e le fattezze. <em>Rabbia</em> sta schiacciando un pisolino, <em>Paura</em> è distratto, <em>Disgusto</em> e <em>Tristezza</em> giocano a carte e invece <strong><em>Gioia</em></strong> mi guarda, ribadendo orgogliosa: «<em>Non puoi fissarti su quello che non va bene. C&#8217;è sempre un modo per cambiare le cose, per divertirsi!</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Esattamente come quei ricordi, mi lascio attraversare dal <strong>vento</strong>, non esiste gravità e sento le membra distese, rilassate, senza alcun peso. Accetto malvolentieri quel <strong>caffè</strong>, perché so a cosa porterà. E’ come se lo avessi già preso. Inconsistente, impersonale, dissimulatore ed anche <em>freddo</em> per i miei gusti. Mi scopro osservato dall’alto verso il basso, in un avvicendarsi però di sguardi sorprendentemente insicuri ed aleatori. Il raziocinio più <strong>sguaiato</strong> mi rende incline a speculare sulla tipica reazione dell’antitetico <strong>gentiluomo</strong> che ogni tanto viene a far visita al mio animo e penso: «<em>ma chi cazzo ti credi di essere?</em>» ..poi invece, soggiogato e vinto dalle seduzioni di un’educazione cortese e progredita, mi arrendo ai dettami di quel mansueto ammaestramento che suggerisce di tirare in remi della mia <strong>rusticità</strong> in barca e desisto. «<em>Ma in quanti siamo qui dentro?</em>», chiedo in maniera gentile rivolgendomi a me stesso. Nessuna <strong>risposta</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Da oggi in poi chiamerò questi soggetti, quelli che abitano ai piani superiori, gli <strong>inquilini</strong>. Morbo deleterio, epidemia nociva, ragionevolmente (e fortunatamente) scansabile da chi ha cara la propria <strong>emancipazione</strong>. Ma non è detto che non ci si possa incontrare sul <em>pianerottolo</em> per scambiare amichevolmente due chiacchiere ogni tanto. No, niente affatto. Il problema è che la <em>soglia</em> della loro porta rimarrà sempre e inesorabilmente impervia ed intransitabile, almeno quanto le strade di una città come questa, alla quale son sufficienti venti minuti di pioggia per trasformarsi in un quadro di <strong>Dalì</strong> che rappresenti uno <em>slum</em> della periferia di città del Messico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vero <strong>fascino</strong> è quello di un sorriso autentico, non quello di una maschera indolente che trascina con sé tutta l’<em>inerzia</em> del proprio essere. Sergente <em>Hartman</em>, aiutami tu… a vederli bramare freneticamente quella libertà, mi sembra di guardare un vecchio che cerca di scopare. Tzè. Ho bisogno di dormire e di sognare, come facevo da piccolo dopo ore passate a studiare, giocare, <strong>pasteggiare</strong> con la <em>Nutella</em> e sbucciarmi le ginocchia.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo rimasti in <em>quattro</em>: io, il suono indistinto dei buoni intendimenti e la mia rifocillata <strong>coscienza</strong>, che attinge sostentamento da sorgenti floride ed inestinguibili. Buonanotte, inquilini. Non occorre che dimostriate di saper essere un tutt’uno con l’oscurità, qui si riesce a star <strong>svegli</strong> anche con le luci spente. E’ sempre giorno.</p>
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		<title>Silly rabbit, tricks are for kids</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Aug 2014 20:05:38 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">I portieri degli <strong>stabili</strong> che possono vantare un certo decoro si comportano come una casta maldicente. Sarà stata colpa dell&#8217;insalata di <strong>educazione</strong> fascista, maschilista e cattolica. Menomale che certi mestieri vanno scomparendo. Di sicuro <strong>non</strong> quello degli impiegati dei market. La cassiera del <strong>simply</strong> ha un rosario tatuato sul polso sinistro, io nel frattempo sistemo la spesa nel sacchetto di carta, mi <strong>sorprendo</strong> del prezzo delle gomme da <strong>masticare</strong> e inalo l&#8217;eau de sudùre della signora in fila appena dopo di me. Io cancello, ma non rimuovo. In un&#8217;estate a Nizza di Sicilia mi ricordo di un <strong>discorso</strong> circa l&#8217;attività lavorativa di Antonella Ruggiero prima di fare la cantante dei Matia Bazar ed avevo solo 4 anni. Mi ricordo di una maglietta <strong>impreziosita</strong> da pietre colorate, di un&#8217;oliva sgraffignata e poi causa di mal di pancino, del <strong>colore</strong> di un&#8217;automobilina apparentemente insignificante sotto un grande albero, di una lastra di <strong>marmo</strong> che precipita giù da un palazzo e delle battute a memoria di tutti quei film che sanno lasciarmi <strong>davvero</strong> qualcosa dentro. Io perdono, ma non dimentico. Forse lo faccio in modo <strong>disordinato</strong>, ma&#8230;l&#8217;ordine non è forse la virtù dei mediocri?..se fosse così sarei un autentico genio..tu lo sai, vero? Tu <strong>che sei nata</strong> quando la costituzione era appena in vigore. Lo sai <strong>se</strong> le cose stanno così oppure no. Macinavi il caffè, il telefono era un privilegio, la minigonna un <strong>miraggio</strong>, facevi a gara con lo zio Ciccio per chi doveva leggere per primo una <strong>rivista</strong> appena comprata dal nonno Enrico. L&#8217;altro giorno ho visto proprio una mia foto su un magazine, mi ha fatto un certo <strong>effetto</strong>, come quando torno a casa e dimentico una delle tante <strong>luci</strong> soffuse accese. Penso che sia strano stare su a pensarci per più di cinque minuti, così come è strano guardare sè stessi dal <strong>palazzo</strong> di fronte. La cassiera mi confida che somiglio ad un suo cugino, uno emigrato e che soprattutto <strong>vede raramente</strong>. La gente fa tante copie-carbone di sè stessa. Le sorrido&#8230;rifletto in silenzio per qualche istante, poi <strong>rispondo</strong>: magari.</div>
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		<title>Le affascinanti eccezioni dell’anestesia parziale</title>
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		<pubDate>Sun, 11 May 2014 20:24:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dlin-dlon. Niente paura, è il tecnico dell’antenna. L’altra mansarda-gemella ora come ora è disabitata e l’unico accesso alle tegole è questo qui. Me la cavo con due caffè amari ed una stretta di mano..dimenticano un buon metro e mezzo di fil di ferro, potrebbe rivelarsi utile..secondo cassetto, insieme con lampadine attacco-mini, alluminio, carta forno e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">Dlin-dlon. Niente paura, è il <strong>tecnico</strong> dell’antenna. L’altra mansarda-gemella ora come ora è disabitata e l’unico accesso alle <strong>tegole</strong> è questo qui. Me la cavo con due caffè amari ed una stretta di mano..dimenticano un buon metro e mezzo di <strong>fil di ferro</strong>, potrebbe rivelarsi utile..secondo cassetto, insieme con lampadine attacco-mini, alluminio, <strong>carta forno</strong> e sotto-candele-profumate in vetro. Nonostante mi sfugga a volte l’efficacia nel traboccante <strong>abuso</strong> della terza persona plurale, devo ammettere che spesso mi è utile per capire come funzionano determinate faccende. DICONO di distinguere il <strong>superfluo</strong> dal necessario. DICONO che ogni istante della tua esistenza contribuisce ad <strong>aggiungere</strong> qualcosa al bagaglio d’esperienza della tua vita. Fagotto oltremodo gravoso, ma..that’s the way it is. Quando si guarda da una certa distanza, <strong>al buio e dall’esterno</strong> verso l’interno, la porta che dà sul mio balcone nord-ovest, sembra che che ci sia un incendio in corso..tipo festa a sorpresa per il compleanno del <strong>monossido di carbonio</strong>, lui sì che saprebbe come divertirsi in difetto d’aria. Le ultime ventiquattro ore invece suggeriscono coscienziosa meditazione e <strong>diligente</strong> ponderatezza: Ho percorso dodici chilometri in novantanove minuti. Ho cucinato gli spinaci <strong>lessi</strong> [senza leggere pseudo-istruzioni] con zucchine, carote e funghi. Ho preso per la seconda volta nella mia vita un <strong>senso vietato</strong>. Ho scritto una canzone. Ho cancellato un video. Ho comprato due bottiglie di <strong>vino</strong>, perché una è poca e tre sono troppe. Ho dormito nove ore. Ho scattato qualche foto. Ho aggiornato il sistema operativo, nome in codice Mavericks..e nonostante stavolta la <strong>cagione</strong> sia l’inusuale conformazione rocciosa di un famoso fondale marino, la prima reazione allo <strong>sgomento della novità</strong> mi ha fatto esclamare “talk to me, Goose”..ma non c’era alcun co-pilota ad aiutarmi. Penultima pagina, titolone: Me la devo cavare da solo, <strong>come sempre</strong>..così come per l’assicurazione, così come per l’affitto, per lo scaldabagno, per l’impianto di raffreddamento dell’auto e per settemila altre cose meno interessanti e tuttavia fondamentali. Tipo? Tipo gli <strong>antistaminici.</strong>.niente capogiri, niente sonnolenza, niente offuscamento della vista..solo una piacevole, tenue, impalpabile, languida, sublime <strong>sedazione</strong>. In valigia anche questa.</div>
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